mercoledì 12 dicembre 2007

[22.07.43] Luca scrive:bisogna saper perdere non sempre si può vincere
[22.07.54] Luca scrive:ma se si sempreperdere, allora quando vincere?
Alcuni post hanno traslocato da questo blog a quello sul nostro profilo MySpace. Se avete voglia di leggerli potete farlo andando qui.

martedì 27 marzo 2007


CHI MI PIACEREBBE ESSERE...
Io vorrei essere il tizio in questa foto qui a sinistra. Questo personaggio, tale Roger Waters, ha superato i 60 anni da un pezzo ed è ancora li', su e giù dai palchi a portare per il mondo la sua musica e le sue parole. Ha fatto un mucchio di dischi, molto diversi tra loro, ma con un filo conduttore comune: se stesso e le sue sensazioni;
in un linguaggio universale, elegante ma semplice, graffiante ma delicato, di quelli che quando li ascolti dici "ecco io mi sento cosi', era proprio questo che volevo dire".
Ed è questo il mio obiettivo, non il tupaturupa più veloce che si puo'.
Fondamentalmente fare canzoni, note e parole, è un fottuto paradosso: 3 minuti di pensieri, sentimenti ed emozioni relativi ad un momento o ad un periodo o ad un avvenimento passato alla mercè di chiunque voglia ascoltare.
Quando ascolto un pezzo penso sempre a chi lo ha scritto e perchè e quando e come e dove.
Lo faccio per capire un po' di più, magari anche per imparare qualcosa che non so, o che pensavo di sapere. E mi ritrovo ad emozionarmi come una ragazzina. Questa è la musica che mi piace, queste le persone che stimo, quelle che a volte nei concerti steccano perchè tornano su tutte le cose che quella canzone l'hanno fatta nascere e non ce la fanno a reggere.
Non pretendo che chiunque ci ascolti faccia come me, ognuno è libero di fare come vuole, il mondo è bello perchè e vario, chi la fa l'aspetti e e chi più ne ha più ne metta.
Pero', noi, quando le facciamo le canzoni, le facciamo cosi', con tutti noi stessi dentro.
E non è poco.

giovedì 1 febbraio 2007

MA TU LO SAI CHI SONO I RED HOUSE PAINTERS?
Se provo a ricordare il giorno in cui ho comprato [I] dei Red House Painters non ci riesco proprio. Ed è un errore imperdonabile perchè la musica di quel disco e mi è rimasta attaccata addosso per tutti questi anni, incurante del tempo e dei cambiamenti della vita.

Quello che mi ricordo piuttosto bene invece è il periodo... il momento bellissimo e irripetibile dei primi anni di liceo, dei collettivi alla quinta ora del sabato (i collettivi, ci pensate? Preistoria anni '90) dei concerti al Garibaldi al sabato sera (no, non quelli di oggi, i concerti con più di 300 persone a botta) e delle incursioni da Zabriskie Point al sabato pomeriggio.

In fondo è la storia di ognuno di noi. Ognuno col suo negozietto del cuore, il ricordo del cuore, le seghine da adolescenti (che sono ancora peggio quando gli adolescenti in questione attraversano il pericoloso limbo post-adolescenziale).
E infatti non è di sbarbati e di prime volte che si parla qui, ma di quel disco dei Red House Painters. Dell'impatto che un gruppo così fuori dagli schemi ha avuto nel campetto della musica INDIE di quegli anni.

Quei '90 me li ricordo bene perchè li ho vissuti da vicino e con la bocca aperta. Un periodo di confusione post-grunge, post-Kobainconlatestabucatadaunapallottola. Tutto BritPop e NewWaveOfNewWave su NME, coi Cows che su Rumore avevano più estimatori di quanti se ne sognerebbero oggi i TvOnTheRadio su MySpace. (TvOnTheRadio che per inciso non ho mai sentito, ma che ho molto sentito nominare).
Se ci pensate un attimo la musica che "funziona" di questi tempi è quella che non sentite, ma che sentite nominare...

Beh, in mezzo a quella confusione di camcicie di flanella e pantaloni di pelle spuntarono questi ragazzotti del Midwest, vestiti come boscaioli, ma con una sensibilità ben sopra la media "SubPop" (media che faceva tendenza all'epoca, intendiamoci). E non è un caso che andarano a incidere per 4AD, etichetta da sempre un passo a destra o a sinistra dal successo commerciale, mai fortunata con i suoi artisti benchè si chiamassero Pixies, Throwing Muses, Dead Can Dance.

I RHP si basavano su arrangiamenti di piano miniamli e riff di chitarra che erano capaci di durare qaunto gli 8.25 di Katy Song. Musica (im)perfetta, registrata così com'era, senza bisogno di editing digitali particolari. E sopra tutto, la voce di Mark Kozelek.

Nel booklet di Retrospective, la raccolta postuma pubblicata da 4AD nel '99, ecco come vengono descritti i loro inizi: "Imagine what it was like for 4AD owner Ivo Watts-Russel the first time he listened to the Red House Painters demo tapes. Demos, by nature, are rudimentaly thing, often suggesting promise but rarely realising. Most demos are excruciatingly bad - the kind of unlistenable things you play for bemused friends so they too, can wonder why the potential musician ever bothered in the first place. RHP were luckier. The elusive chemistry was there from the first note".

Canzoni che raccontavano amori nascosti come in "Drop", oppure di inquietudine giovanile, "Micheal". Di luoghi misteriosi e di incontri notturni come in "Grace Cathedral Park, fatti di semplici battute come questa "your praise little gifts you spent your money and stuffed me with didn't amount to anything the attention i need is much more serious a kind of weight you couldn't lift even if your cheap career depended on it i need someone much more mysterious to be my miss to be my mistress"... .
Colori e situazioni che in mano a un bravo scrittore o a un buon regista occuperebbero molto più delle 10 righe scarse del testo di "Mistress". Ma il segreto dei Red House Painters era proprio quella capacità di dare del tu all'ascoltatore, di parlare d'amore e tristezza con la leggerezza di un paio di accordi ripetuti in loop. Niente di più SEMPLICE.

Se oggi chiedessero a un musicista di musica Indipendente se è stato segnato più dall'ascolto di "Bleach" o di un qualsiasi album dei Red House Painters probabilmente vi direbbe Bleach perchè era più sporco, grezzo e cattivo. Proprio come quelli che stanno coi Crass, ma che a casa hanno solo i dischi dei Clash.
Se lo chiedessero a me... beh la risposta già la conoscete.

p.s
Ho dato una controllatina al sito 4AD: anche i TvOnTheRadio incidono per loro. Mi sembra evidente che la 4AD sta ancora a un passo a destra o a sinistra dal successo...

Discografia essenziale:
[I] - 1993 4AD
OCEAN BEACH - 1995 4AD
RETROSPECTIVE, 1999 4AD
WHAT'S NEXT TO THE MOON, 2001 BADMAN RECORDING COMP. (Mark Kozelek's Solo Album)

lunedì 8 gennaio 2007

Provini
Buoni propositi per il nuovo anno spariti dopo la prima influenza dell'anno e appena prima del primo giramento di coglioni dell'anno.
Che significa?

In poche parole che "zero aspettative" è la meglio linea guida da seguire per l'anno nuovo. A proposito di aspettative, già che ci siamo, fateci sapere quanti ne siete lì a leggere questa paginetta. La mail la conoscete...

La novità è che i provini registrati subito dopo la settimana di isolamento nelle Marche sono stati editati e sono in fase di mix in questi giorni. Presto ricominceremo il giro, con quale casacca è ancora tutto da scoprire...

venerdì 10 novembre 2006

Vincere è l’idea di non perdere.

Hai perso. Basta un attimo, una volta sola, e in quel momento sei fuori.

Sono preparato e ci penso da due settimane. Nulla di importante, ma estremamente significativo. Ho scelto di farlo e lo faccio nel miglior modo possibile, permeabile ad ogni utile indicazione che questo percorso personale può portare.
Pretesto
Considero quell’arrivo, un buon pretesto per arrivarci camminando, senza correre, fermo sui miei piedi saldi a terra. E’ un obbiettivo che rende senso al percorso, al suo essere mezzo e non fine. Acquista l’importanza esile del significato che gli ho assegnato. Sottile è il senso profondo delle cose inutili.

Mi scaldo aspettando il mio turno, saltello e allungo i miei muscoli allenati. Faccio quello che fanno gli altri, ma mi sembra di essere solo in mezzo a centinaia di altri simili.
C’è tempo, ci chiamano a coppie. Penso e ripenso ai 76 movimenti che ho ripetuto mille volte e son quelli, non si scampa, ma il sudore si raffredda come una lama che scivola lungo la schiena.
Bisogna muoversi
È facile, ti sembra facile. Lo sai, li sai e ti confronti con ogni coppia che passa. Hai fatto cose più difficili nella tua vita: esami, spettacoli, dischi, viaggi, verticali sulle mani e parole scritte con la sinistra. Lo sai, li sai e non ci sono scuse.
Eliminazione diretta, come in quelle vite vissute intensamente, magari decine d' anni fà dai nostri nonni, oppure oggi, come succede in qualche angolo del mondo in cui le persone non si possono permettere alternative, chance.
Quello è, e se passi bene, vai avanti. Altrimenti ti siedi composto di lato e aspetti che ti scorra davanti la vita degli altri, fino alla fine... con le loro tensioni, le loro emozioni, le allegrie e le tristezze che quasi ti sembra di condividere, che vuoi condividere e che rubi dai loro sguardi, dalla soggettiva dei loro occhi.

Va bene, ancora una coppia e tocca a me.
Son deciso, guarderò con avidità ogni loro movimento per trarne conseguenze sul mio. Qualche minuto ancora e sarò io al posto loro. Basta stare li con la pancia in avanti e lo sguardo fisso intorno, concentarati su ogni gesto, sul respiro e sulla forza da imprimere ad ogni centimetro del mio corpo.
Proprio come camminare con eleganza e disinvoltura... semba facile.

Si prepara il primo e chiamano il secondo. Lui immobile guarda dritto, evidentemente teso, non muove le pupille. È più giovane di me, forse non ha ancora finito la scuola e suo madre è certamente là che lo fissa, lui non ci pensa. Il silenzio e ancora il nome dello sfidante rimbomba nel palazzetto, mentre qualcuno si guarda intorno per cogliere informazioni su quell’assenza. Ancora immobile, preparato e attento il ragazzo ascolta ogni parola che sente e nella sua testa scandisce chiaro quel che vorrebbe che fosse. Esita invece chi gli sta intorno e, con un leggero imbarazzo che non si addice al ruolo conferitogli, annunciano la sua vittoria senza sfida. Non sa se essere felice o scontento, o meglio, chi interpreta quella situazione e si immedesima nel ragazzo si domanda che sensazione proverebbe.
Improvvisamente tocca a me. Preso, sbattutto, stanco, teso... di corsa si fan poche cose bene, una è correre. Salgo e ripasso la storia rapidamente, da capoverso a capoverso, l’inizio di ogni gesto. Silenzio e tocca a me.
Quando ti sembra impossibile sbagliare è il momento giusto per stare attento ad ogni movimento. È trovare la giusta tensione.
Io ho sbagliato e ho perso.
È bastato quell’attimo, un solo momento, per essere accompagnato fuori.
Composto, saluto e mi siedo di lato.

lunedì 23 ottobre 2006

IL FANNULLONE
Scommetto che stamattina, accalcati/accaldati alla solita fermata del metrò avete pensato che quest'anno il freddo è arrivato presto e che Milano fa schifo.
Peccato... vi sbagliate.

Stanotte verso l'1 era splendida e dolce.
Una città dove incontrare chiunque, una notte calda.
Da indossare una felpa e uscire tranquilli.
E' che voi la sera non uscite più. E' un peccato...

Ci avete mai fatto caso che la notte le sigarette durano di più?

" Senza pretesa di voler strafare io dormo al giorno quattordici ore anche per questo nel mio rione godo la fama di fannullone ma non si sdegni la brava gente se nella vita non riesco a far niente. Tu vaghi per le strade quasi tutta la notte sognando mille favole di gloria e di vendette racconti le tue storie a pochi uomini ormai stanchi che ridono fissandoti con vuoti sguardi bianchi tu reciti una parte fastidiosa alla gente facendo della vita una commedia divertente. -Ho anche provato a lavorare senza risparmio mi diedi da fare ma il sol risultato dell'esperimento fu della fame un tragico aumento non si risenta la gente per bene se non mi adatto a portar le catene. Ti diedero lavoro in un grande ristorante a lavare gli avanzi della gente elegante ma tu dicevi -il cielo è la mia unica fortuna e l'acqua dei piatti non rispecchia la luna tornasti a cantar storie lungo strade di notte sfidando il buon umore delle tue scarpe rotte. -Non sono poi quel cagnaccio malvagio senza morale straccione e randagio che si accontenta di un osso bucato con affettuoso disprezzo gettato al fannullone sa battere il cuore il cane randagio ha trovato il suo amore. Pensasti al matrimonio come al giro di una danza amasti la tua donna come un giorno di vacanza hai preso la tua casa per rifugio alla tua fiacca per un attaccapanni a cui appendere la giacca e la tua dolce sposa consolò la sua tristezza cercando tra la gente chi le offrisse tenerezza. È andata via senza fare rumore forse cantando una storia d'amore la raccontava ad un mondo ormai stanco che camminava distratto al suo fianco lei tornerà in una notte d'estate l'applaudiranno le stelle incantate rischiareranno dall'alto i lampioni la strana danza di due fannulloni la luna avrà dell'argento il colore sopra la schiena dei gatti in amore". De Andrè, 1969