domenica 5 febbraio 2006


“Ogni volta che mi ritrovo sulla bocca una smorfia amara; ogni volta che nell’anima ho un novembre umido e stillante; quando mi sorprendo a sostare senza volerlo davanti ai magazzini di casse da morto, o ad accodarmi a tutti i funerali che incontro; e soprattutto quando l’ipocondrio riesce a dominarmi tanto, che solo un robusto principio morale può impedirmi di uscire deciso per strada e mettermi metodicamente a gettare in terra il cappello alla gente, allora mi rendo conto che è tempo di mettermi in mare al più presto. Questo è il mio surrogato della pistola e della pallottola”
H. Melville, “Moby Dick”

Nelle ultime settimane, che fanno quasi mesi, ho avuto modo di investire tempo e concentrazione nella speculazione su me stesso e, senza trarre conclusioni, se non parziali risultati, credo di aver individuato delle costanti, delle dinamiche che si riproponevano, dei meccanismi che ho imparato a riconoscere.

Ormai abbiamo un'età in cui, se è pur vero che non bisogna mai dire mai, abbiamo stabilito delle modalità con cui gestiamo la nostra vita.

Non cerco bilanci complessivi, ma valutazioni del presente e dei percorsi che mi hanno fin qui accompagnato.

La domanda è rosso sangue e la risposta e blu:

Sono forse il regista di una storia che è scritta sì dal susseguirsi degli eventi, ma che posso decidere come direzionare e come sviluppare a partire dalla consapevolezza che sono ANCH'IO e non le cose che accadono a farlo per me?

No, sono un organizzatore.

Allora perchè non prendo il coraggio a piene mani, faccio il regista e decido che da domani impongo una sferzata e che tento di imprimere alle vicende della mia esistenza una direzione più simile a quella che vorrei?

Perche ho una vita rimandata a domani e che ormai scivola lontano, passo il tempo a studiare la prossima mossa e girare il volto cercando soddisfazione nel momento appena prima di quello che sto vivendo.

Il presente è inafferrabile, vivo sognando le rose, ma poi scelgo le spine.

Perché questa è una di quelle costanti di cui parlavo prima.

Anni fa, quando le strade erano tante e lo spazio per le decisioni sembrava sconfinato, mi ero immaginato il futuro - ovvero l'attuale presente - davvero diverso da quello che sto vivendo.

Ho sempre immaginato di essere in grado di creare della progettualità collettiva, di fare parte di una comunità che aveva bisogno di me e di cui io avevo bisogno e a questo punto noi come Minnie's siamo la comunità di cui sopra, essendosi ad oggi atrofizzate le altre esperienze collettive che hanno fatto parte della mia vita.

E proprio in questo momento mi rendo conto che non mi interessa molto condividere esperienze con le persone.

"Ci va carattere e fisarmonica,

senso del brivido e solitudine

per far musica, la grande musica

con gli occhi a mandorla, e non si sa perché non si sa perché…

La vera musica, che sa far ridere

e all’improvviso ti aiuta a piangere…

la grande musica frequenta l’anima

col buio inutile, e non si sa perché, e non si sa perché…

Quando ti guardano con gli occhi torbidi

le donne dei tuoi amici… e tu capisci e non capisci…!?!

Ma c’è la musica che tutto domina

col buio inutile, e non si sa perché, e non si sa perché…"


Ci sono vicino, devo solo trovare il mare.